sabato, novembre 18, 2006

E’ Azzurro il Pallone d’Oro

E' ormai pressochè ufficiale, Fabio Cannavaro ha vinto il Pallone d’Oro, il prestigioso premio assegnato dai giurati selezionati dal periodico France Football. Secondo per un’incollatura il connazionale Gigi Buffon, delineando un trionfo per l’Italia (Paese che mai ha avuto un grande feeling con questo premio).
Il riconoscimento è probabilmente doveroso nell’anno del Mondiale azzurro, e conferma la tendenza degli ultimi anni. Già, perché da un po’ di tempo spesso e volentieri il premio è assegnato pescando nella squadra (nazionale o di club) che ha trionfato nella competizione più importante dell’anno.
Sia chiaro il premio è ineccepibile e meritato, visti il Mondiale disputato a livelli stratosferici dal capitano azzurro.

E poi di campionissimi, va detto, ne nascono sempre meno.
Tra l’altro il Pallone d’Oro a un difensore (e la piazza d’onore a un portiere!) è in controtendenza rispetto agli orientamenti delle Federazioni internazionali, Fifa in primis. Blatter e i suoi sodali da anni stanno infatti compiendo un’opera altamente diseducativa, soprattutto verso i più giovani che si avvicinano a questo sport per la prima volta, portando avanti senza esitazioni l’equazione tanti gol = spettacolo = bella partita. Falso, come ben sanno i veri appassionati. Ma le modifiche regolamentari degli ultimi anni sono andate tutte nella direzione di penalizzare sempre più i portieri e i difensori. Chissà che il Pallone d’Oro di quest’anno non possa contribuire a far capire a Blatter che uno 0-0 può essere a volte più bello di un 3-3.

venerdì, novembre 17, 2006

Cent'anni di leggenda


Il 2006 è l’anno del centenario della nascita del Torino. Una squadra che simboleggia la capacità di rialzarsi e ripartire dopo le più tremende sventure. Il Grande Torino, forse la più grande squadra italiana di sempre, rimasta nel cuore di tutti. Una delle tifoserie più fedeli e appassionate. Tifosi per i quali la storia è parte integrante del presente, inscindibile e imprescindibile. Nessuna squadra in Italia ha ispirato tanti libri (alcuni dei quali notevoli) come il Torino. Per i giocatori che arrivano a vestire questa maglia è a volte una difficoltà in più, servono qualità morali che vanno oltre alle doti tecniche.
La stagione granata non è cominciata col piede giusto. Errori in sede di mercato, nella scelta dei giocatori. Il cambio di guida tecnica all’immediata vigilia del torneo. Un presidente appassionato e disposto a spendere (da quanto lo si attendeva!) ma ancora inesperto e forse troppo ambizioso.
Ma perlomeno, dopo stagioni passate a fare l’ascensore come una provinciale qualsiasi, il Toro, nell’anno del centenario, è in serie A. Il posto che la Storia del calcio, con la S maiuscola, gli assegna.

sabato, novembre 04, 2006

La top ten dei brasiliani d'Italia

Un bell'articolo di Gianni Mura uscito sulla "Repubblica" di ieri, in cui la firma principe dello sport del quotidiano romani stila, motivandola, una personale classifica dei 10 migliori giocatori brasiliani passati per il campionato italiano dopo la riapertura delle frontiere, vale a dire dalla stagione 80-81 ad oggi. Quasi commovente rileggere uno a fianco all'altro i nomi dieci magnifici citati da Mura: Falcao-Careca-Zico-Kaka'-Ronaldo-Cafu-Cerezo-Aldair-Junior-Emerson. Senz'altro i migliori ci sono, sarà interessante vedere se i lettori la condividono o meno, il sondaggio sul sito è già avviato.

Come gira la ruota del calcio

Metà degli anni '90, la Cremonese del presidentissimo Domenico Luzzara si fa valere in serie A, tenendo testa agli squadroni con un calcio efficace e talvolta anche spettacolare. Con Gigi Simoni in panchina, passano per Cremona giocatori del calibro di Dezotti, Chiesa, Rampulla.

Emergono giocatori fino ad allora sconosciuti come Maspero, Colonnese, Tentoni, Verdelli. Bandiere come Gualco tengono dritta la rotta da seguire. La Cremonese diventa la rivelazione fra le provinciali e attira a sè la simpatia di tanti appassionati. Nel complesso 7 stagioni in A fra l'84 (prima fugace ma meritatissima promozione ottenuta con Mondonico in panchina e Vialli in campo) e il '96, culminate nel marzo 1993 con la gioia dello storico trionfo a Wembley nel ripristinato (per pochi anni) Torneo Anglo-Italiano, con Londra invasa per l'occasione dai tifosi grigiorossi.

Poi la caduta, fino all'anonimato dalla C2, e la fine dell'epoca d'oro. La resurrezione, caratterizzata da due (in buona parte inattese) promozioni consecutive, e l'effimero ritorno in B. Ora di nuovo la C1, una pesante crisi societaria, lo Zini espugnato già tre volte su cinque match casalinghi, la salvezza come unico obiettivo perseguibile. Addirittura l'umiliazione del derby perduto coi cugini del Pizzighettone, neofiti del calcio professionistico. Il tutto nell'anno della morte dell'ex presidente Luzzara, colui che incarnava il calcio a Cremona, e uno degli utlimi presidenti gentiluomini degli anni del calcio ruspante di provincia. La ruota del calcio gira per tutti.