giovedì, aprile 26, 2007

Giornaliste o vallette?

Quante volte si è biasimato l’italico malcostume di affiancare ai conduttori delle trasmissioni sportive le vallette “mute”, belle ragazze la cui presenza in trasmissione non risponde per così dire a criteri di contenuti e competenza in materia, ma soltanto a una facile ricerca dell’audience. Forse, una volta tanto, avremmo qualcosa da imparare da un Paese che consideriamo arretrato rispetto al nostro, la Romania. La ragazza nella foto si chiama Adelina Elisei ed è la presentatrice dei notiziari sportivi per una tivù generalista rumena. Come “presenza” pare proprio non aver nulla da invidiare alle “spalle” dei vari Biscardi, Brandi, De Luca etc., e il successo che ha raggiunto nel suo Paese, dove è diventata la star della rete tv a cui appartiene, è lì a testimoniarlo. Peccato che la Elisei sia laureata (sì, laureata) in giornalismo, e abbia iniziato a lavorare come inviata dai campi di calcio. Quante vallette dei nostrani talk-show sportivi possono vantare lo stesso curriculum?

Due punti di vista

Lunedì 23 aprile, il giorno dopo lo scudetto dell’Inter. Ecco come si presentava la prima pagina di due quotidiani sportivi italiani. Uno è di Milano, città dei neo-campioni d’Italia. L’altro è di Torino, città della Juve caduta nell’inferno della B dopo le sentenze di Calciopoli. Come vogliamo chiamarli? Due punti di vista diversi per commentare un unico evento? Diciamo che ciascuno ha a cuore i propri lettori e vuole dar loro la notizia nel modo più gradito... In realtà questo piccolo episodio fa capire come siano confezionati i quotidiani sportivi. Al centro non c'è la gerarchia di importanza della notizia, ma il fattore geopolitico. Articoli "scomodi" sulle società del proprio bacino d’utenza? Mai, altrimenti scatta l'ostracismo. Scontentare i tifosi-lettori? Non sia mai, altrimenti il giornale chi lo compra? Il giornalismo d'inchiesta è ormai una rarità, e ci tocca leggere le solite banalità nelle solite interviste, o pagine e pagine infarcite di presunte "bombe" di mercato pronte a sgonfiarsi dopo pochi giorni. Ma evidentemente il mercato vuole questo: le ragioni del business prevalgono. Anche se noi non ne siamo del tutto convinti.

sabato, aprile 21, 2007

Lo schiaffo di Cardiff

Lo schiaffo è stato fortissimo. Fragoroso. Bastava vedere la faccia di Abete dopo il verdetto. La Melandri in lacrime. Chi se lo aspettava? Farsi soffiare l’organizzazione di Euro 2012 da polacchi e ucraini, è stato un vero capolavoro a rovescio.
Del resto cosa pretendevamo? Ci siamo presentati a Cardiff con Matarrese e Abete. Carraro è tuttora il rappresentante italiano nell’esecutivo Uefa. Un bel segno della volontà di voltare pagina dopo gli scandali, non c’è che dire. E con in più un misto di presunzione e superficialità, certi della vittoria, arrivando fino ad affermare (!) che l’Uefa non poteva mettere a confronto una potenza del pallone come noi con nazioni di secondo piano come Polonia, Ucraina, Croazia e Ungheria. Quest’arroganza e Calciopoli ci hanno fatto perdere metà Euro 2012. All’altra metà ha provveduto il grande problema della violenza negli stadi, condito anche dall’autogol a livello di immagine dei recenti incidenti prima di Roma – Manchester United.
Poi certo ci sono anche altre cause. La voglia di novità portata dalla gestione Platini. La volontà di allargare il più possibile il business calcistico ai mercati dell’est europeo. L’incessante attività di lobbying svolta dal presidente della federazione ucraina Surkis. I suoi bravi scandali, non dimentichiamolo, ce li aveva anche la Polonia. Ma francamente, l’organizzazione degli europei non la meritavamo. Moltissimi semplici appassionati la pensano così, basta leggere le lettere ai giornali. Tutti quelli per cui l’etica nel calcio conta ancora qualcosa. Etica che nei palazzi di Federazione e Lega non sanno nemmeno cosa sia.

sabato, aprile 07, 2007

Ci resta la Champions League

La serie A di quest'anno ha toccato ormai i minimi storici in fatto di interesse. Scudetto assegnato alla super-Inter già dopo pochi mesi di torneo. Pochissimi sussulti ed emozioni. Apprezzamento per il gioco spettacolare della Roma di Spalletti. Per l'ottimo campionato della Lazio priva di grandi nomi pilotata alla grande da Delio Rossi.Per il potenziale della Fiorentina di Prandelli. Per l'Empoli-rivelazione di Cagni. E poco altro. Anche la lotta per la salvezza non offre obiettivamente granchè per chi è a caccia di emozioni.
Rimangono allora la serie B e la Champions. Della prima ci occuperemo diffusamente in un altro post. La massima competizione continentale, una volta passati dai gironi ai turni a eliminazione diretta, sta offrendo match piacevoli e incerti, aperti a tutti i risultati. Alcune favorite sono già uscite, altre rischiano di farlo ora. Sembra l'anno delle inglesi: Liverpool, Chelsea e Manchester Utd costituiscono la rappresentanza nazionale più folta e qualificata. La coppa dalle grandi orecchie sembra poter finire Oltremanica. Ma la competizione è aperta e tutte le squadre venderanno cara la pelle. Per il divertimento, almeno lo speriamo, degli appassionati.

lunedì, aprile 02, 2007

Calcio inglese? Yes, please!


Segnaliamo con piacere la nuova iniziativa del Guerin Sportivo. Dallo scorso gennaio, una volta al mese, con l’autorevole settimanale si trova allegato un supplemento di 32 pagine interamente dedicato al football d’oltremanica. Una manna per gli appassionati, ma anche una ghiotta occasione per chi non conosce da vicino quella realtà per scoprire i risvolti affascinanti che caratterizzano la terra dove il calcio è nato. Già che ci siamo, ecco qualche interessante sito (in italiano) sull’argomento. Innanzitutto www.anglocalcio.it, aggiornato e ricchissimo di informazioni.. Curiosità: all’interno si trova la “piramide” che illustra la struttura dei campionati inglesi…accattivante e tutt’altro che semplice! Quindi www.calcioinglese.it, pure ricco di news.
Per finire it.groups.yahoo.com/group/godsavethefootball, noto e longevo forum di appassionati. In un prossimo post, approfondiremo l’argomento, scandagliando magari il web alla ricerca di altri siti interessanti.

Cosa muove il mercato

E’ dei giorni scorsi la notizia della presunta rivelazione della mega-tangente che sarebbe stata incassata da Lucianone Moggi nel 2001, all’atto del passaggio di Zinedine Zidane dalla Juve al Real. Tralasciando per un attimo che il pulpito da cui vien la predica è di quelli non propriamente limpidi (trattasi di tale Marc Roger, professione procuratore di calciatori francesi famosi, attualmente domiciliato presso le patrie galere d’oltralpe). E fermo restando che un’accusa senza lo straccio di una prova vale ben poco, anche per Moggi. La circostanza è comunque illuminante per far capire quali istanze muovono il mercato dei calciatori. Tante volte ci si chiede il perché dei trasferimenti di alcuni giocatori, che apparentemente non avrebbero nessun motivo di lasciare una squadra in cui sono titolari, ben ambientati e lautamente stipendiati. Ma senza questi trasferimenti (non solo i botti più celebrati, ma anche a più bassi livelli), come farebbero a campare procuratori, mediatori e maneggioni d’ogni tipo, che ruotano attorno al calcio mercato? La risposta alla (ingenua) domanda di cui sopra viene da sé.

domenica, aprile 01, 2007

Letture di sport / 6


Il libro ripercorre la splendida cavalcata del campionato 1984-85 che portò lo scudetto per la prima volta a Verona. Evento storico e fino a un paio d’anni prima impensabile per una società insediatasi abbastanza stabilmente in A dalla fine degli anni ’60 ma il cui obiettivo era sempre stato la salvezza e nulla più. Sono passati poco più di vent’anni ma sembra un secolo fa: è questa la sensazione principale che lascia la lettura di questo libro. Principalmente per due ragioni. Innanzitutto, la prospettiva che una provinciale possa ripetere l’exploit di quel Verona è in questo momento fuori da qualsiasi realistico ragionamento. Nel calcio di oggi stritolato dal business non si vede come il tricolore possa prendere una via diversa da quella delle solite note. In seconda battuta, leggendo il libro ci si imbatte in un calcio radicalmente cambiato. La serie A a 16 squadre. I due punti per vittoria, e conseguente importanza dei pareggi. Due stranieri per squadra. Due sole sostituzioni ammesse. Le rose di 16 giocatori, se mancava qualcuno si doveva ricorrere a un primavera. Tutto il calcio minuto per minuto come unico modo per seguire i match in diretta. Davvero, sembra passato un secolo. Ultima annotazione: dal libro emerge chiara e incontestabile la grandezza di Osvaldo Bagnoli. Un gigante, uno dei migliori allenatori italiani di sempre. Capace di far rendere al centodieci per cento il materiale umano a disposizione, e di dare alle sue squadre automatismi tali da poter giocare a memoria. Forse in parte sottovalutato in carriera per il suo carattere schivo e sincero, l’Osvaldo quegli anni regalò a Verona l’ebbrezza dei vertici del calcio creando in città un’atmosfera di entusiasmo e di tifo eccezionali. Da leggere per chi si vuole rituffare con la memoria ai favolosi (per la concentrazione di stelle che popolava la serie A) anni ’80.
G.Lai – M.Poli “Il miracolo di Bagnoli”, Libri di Sport, euro 13 (euro 8 sul sito).